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Fanuc: record storico nella richiesta di robot

Fanuc – specialista nel campo della robotica, del controllo numerico e dell’automazione industriale – ha annunciato che il suo Fiscal Year 2021 (chiuso il 31 marzo 2022) è stato un anno pieno di soddisfazioni per la società.

A livello corporate, l’azienda ha chiuso l’anno fiscale con un fatturato pari a 6,39 miliardi di dollari, mentre in Europa, dove Fanuc conta oltre 1.800 dipendenti e 24 filiali, le revenue generate sono state di 960 milioni di euro.

Per l’Italia, in particolare, il 2021 è stato un anno record, con un fatturato di 173 milioni di euro, in crescita del 30% sul 2020 e del 28% sul 2019.

Complessivamente – ha sottolineato l’azienda – la raccolta ordini ha registrato la domanda di oltre 6.500 unità, segnando un +82% rispetto al 2020: dati che si inseriscono in uno scenario di mercato dominato da un vero e proprio record storico nella richiesta di robot.

Un’esplosione che Fanuc ha intenzione di soddisfare in tutti i settori dell’industria manifatturiera: dall’automotive al food&beverage, dall’aerospace all’elettronica, dal medicale alla lavorazione delle materie plastiche fino al luxury.

Secondo recenti dati SIRI (Associazione Italiana di Robotica e Automazione) citati da Fanuc, complessivamente nel nostro Paese i robot installati nel 2021 sono stati oltre 11.500, il 50% in più rispetto al 2020.

Dal 2008 al 2021 il tasso medio di crescita è stato pari al 7,5% e le prospettive di crescita per il 2022 si mantengono alte, con un tasso di incremento a due cifre per quanto riguarda il volume d’affari generato.

Marco Delaini, Managing Director di Fanuc Italia, ha affermato: “L’obiettivo di Fanuc è ambizioso: estendere ulteriormente la produzione di robot da 11.000 a 14.000 unità mensili, sfruttando in modo intelligente gli spazi all’interno degli stabilimenti produttivi e automatizzando ancora di più i processi, in modo da coprire la domanda per i prossimi anni”.

Fanuc

In questo contesto di particolare effervescenza, Fanuc vuole distinguersi per una strategia in grado di accompagnare le imprese manifatturiere italiane verso i nuovi traguardi di Industry 5.0.

Tre i pillar su cui è impostata la strategia aziendale: Innovazione e Resilienza, Centralità dell’uomo e Sostenibilità.

Il primo punto si declina in scelte tecnologiche che permettono un adattamento veloce dei sistemi Fanuc alle diverse esigenze di mercato. A questo si affianca la capacità di garantire nuovo valore grazie a soluzioni di automazione altamente intelligenti, in grado di scambiare grandi quantità di dati in tempo reale e migliorare i processi attraverso l’autoottimizzazione.

A consentirlo, in particolare, è una rete digitale composta da sensori, motori e tecnologia robotica che, attraverso l’IIoT (Internet delle Cose per l’Industria) e l’AI (intelligenza artificiale), è in grado di abilitare fabbriche intelligenti e rilevare in modo proattivo potenziali problemi, adottare contromisure prima che si verifichino fermi macchina e rivedere i risultati operativi, confrontando i risultati della produzione con i piani previsti al fine di ottimizzare l’uso delle risorse dell’intera fabbrica.

Ha aggiunto Marco Delaini: “In questo contesto si posiziona la nostra partecipazione a due dei principali Competence Center attivi sul territorio italiano: CIM4.0 e MADE4.0. Grazie a questa collaborazione, valorizziamo le partnership presenti nell’ecosistema industriale italiano, al fine di supportare strategicamente e operativamente le piccole medie imprese nel loro processo di trasformazione digitale”.

Il secondo pilastro della strategia Industry 5.0 di Fanuc è rappresentato dalla centralità delle persone. L’uomo e le sue esigenze sono, infatti, poste al centro di ogni processo di innovazione e questo non solo attraverso la messa a punto di robot collaborativi all’avanguardia tecnologica e capaci di rispondere alle esigenze di qualsiasi settore industriale, ma anche attraverso percorsi formativi altamente qualificanti per ogni risorsa.

Percorsi che Fanuc rivolge anche alle scuole, dimostrando un forte impegno nei confronti delle nuove generazioni grazie a iniziative concrete che hanno l’obiettivo di colmare lo skills shortage, consolidare la sinergia scuola-lavoro e rafforzare il Sistema Paese innestando giovani talenti nel settore manifatturiero. Oltre a collaborare con le maggiori Università Italiane e gli ITS, Fanuc Italia è inoltre socio delle fondazioni ITS Meccatronica Lombardia e ITS Nuove Tecnologie della Vita.

Fanuc è, inoltre, sponsor mondiale e nazionale di WorldSkills, i Campionati Mondiali dei Mestieri che promuovono l’istruzione e la formazione professionale nel settore industriale e che ogni due anni vedono giovani talenti di più Paesi sfidarsi in competizioni tecnologiche. A novembre è prevista per la prima volta l’inserimento della skill “Robot System Integration” all’interno della competizione nazionale che si svolgerà a Torino.

Marco Delaini, Managing Director di Fanuc Italia
Marco Delaini, Managing Director di Fanuc Italia

L’ultimo pilastro della strategia Industry 5.0 di Fanuc è rappresentato dall’importante aspetto della sostenibilità. Già oggi i prodotti Fanuc utilizzano l’energia nel modo più efficiente possibile, contribuendo a ridurre in modo consistente l’impronta di carbonio nelle sue produzioni e in quelle dei propri clienti.

L’azienda è, poi, costantemente impegnata a ridurre i materiali di imballaggio monouso dei propri prodotti, a limitare il proprio consumo di elettricità passando all’utilizzo di energia rinnovabile entro il prossimo decennio, a ridurre l’impiego di acqua dolce entro il 2025 e a essere definitivamente carbon neutral entro il 2050.

La sede di Fanuc Italia, inaugurata nel 2019, è stata certificata Leed Gold a garanzia del ridotto impatto ambientale: utilizza 100% energia elettrica rinnovabile certificata (di cui più del 40% autoprodotta) e ha l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica nei prossimi tre anni.

Delaini ha concluso: “L’Italia rappresenta un Paese e un mercato pieno di risorse. Spesso i centri di R&D giapponesi guardano al vecchio continente e, in particolare, al mercato tedesco e a quello italiano quali fari dell’innovazione. Vogliamo, quindi, investire nella valorizzazione del nostro ‘genio’ e consentire alle nostre imprese locali di resistere ai diversi scenari economici grazie all’automazione e alla robotizzazione.

Per rimanere competitive, le industrie e le PMI hanno, infatti, la necessità di produrre quantità di beni fortemente variabili, garantendo la massima qualità. Spesso gli investimenti in automazione si ripagano in meno di un anno, in quanto consentono di ridurre il tempo ciclo o di estendere la produzione da uno a due o tre turni”.

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